Body, appendice e parkinson: strana alleanza

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(di Nicola Simonetti) Alcune scuole di ricerca statunitensi ed australiane hanno salutato, con interesse scientifico, il ritorno del body come indumento giornaliero per le donne  e per gli uomini. Sebbene esso sia identificato principalmente come femminile, sono in commercio modelli anche per l’uomo, che può così sfruttarne vantaggi comodità.

Al body si riconosce ruolo protettivo ed avvolgente, specie dell’addome e, per questo salvaguardia della funzione degli organi interni (intestino prevalentemente) evitando infiammazioni a rischio di induzione di danni neurologici e, specialmente, l’accoppiata appendicite-malattia di Parkinson.

Alcune ricerche tra cui uno studio condotto, per 52 anni consecutivi, su un milione700mila pazienti svedesi ha confermato che il Parkinson origina dall’intestino e sarebbe associato a modificazioni dell’ambiente collegate all’interferenza di pesticidi e batteri. Disturbi digestivi che, di solito, precedono (e preannunziano) di diversi anni l’inizio dei sintomi parkinsoniani (rigidità, tremori), sono finiti sul banco degli accusati.

Negli appendicectomizzati – questa l’osservazione iniziale – il rischio di ammalarsi di malattia di Parkinson è ridotto dal 19 al 45 per cento.

Nelle appendici malate sono stati trovati aggregati tossici (alpha-synucleina) identici a quelli che si individuano nei neuroni malati di Parkinson e che vi si ritrovano ancor prima che scoppi la malattia. Si tratta di una proteina che, nella sua forma mutata, si aggrega uccidendo i neuroni del movimento.

La stessa proteina killer di neuroni è stata individuata nel contesto del nervo vago, quello che innerva il tubo digerente e che – il più lungo del corpo umano –  collega le stazioni intestino (appendice) e cervello. Intuito, quindi, e dimostrato il viaggio colon-cervello della alpha-synucleina all’origine della malattia neurologica.

La comparsa degli aggregati tossici è più evidente e consistente nelle appendici malate nelle quali sono presenti gran numero di cellule del sistema immunitario che hanno il compito di controllare i batteri del microbiota intestinale (circa 1,5 kg. di batteri).

Una  bomba ad orologeria pronta a scoppiare (probabilmente a seguito di un’infezione o di disfunzione da “mal d’ambiente”) quando meno lo si preveda ed a riversare i propri veleni in vagoni che, scorrendo sui binari del nervo vago, raggiungono le cellule cerebrali e vi causano il Parkinson

L’asportazione dell’appendice (appendicectomia) eviterebbe/ridurrebbe questo traffico improprio, tagliando alla base il traffico della bomba-proteina.

La controprova di questo viaggio malefico risale al 2014 quando i ricercatori inocularono questi aggregati nella parete intestinale di alcuni topi  i quali, a distanza di tempo, mostrarono i segni classici del Parkinson. Altra controprova deriva dall’osservazione di malati di ulcera gastrica sottoposti a sezione del nervo vago (una delle terapie più in voga nel passato, che mirava a ridurre l’acidità del succo gastrico) nei quali il rischio di malattia di Parkinson si rivela ridotto del 20-25 per cento.

Perché mai – si sono chiesti I ricercatori coordinati da Bryan Killinger, del Van Andel Research (USA) – questi aggregati generano Parkinson solo in una certa percentuale di soggetti? La risposta pare debba ricercarsi in fattori genetici pro-infiammazione così come avviene nelle malattie infiammatorie intestinali (rettocolite emorragica)  anch’esse meno frequenti tra gli operati di appendicite.

Quindi, rimozione profilattica dell’appendice? Non serve, dice Killinger che propone, oltre a raccomandare la salvaguardia del proprio apparato digerente preservandolo da sollecitazioni abnormi alimentari, una possibile prevenzione con farmaci anti alpha-synucleina che diverrebbero la prima prevenzione farmacologica di una malattia neurodegenerativa.

Il body, con il suo ruolo di avvolgimento (il tessuto elasticizzato avrebbe un ruolo favorente), di aderenza, e con la chiusura sotto il cavallo bloccherebbe  situazioni addebitabili ai capricci della temperatura e degli ambienti frequentati. Gonna e pantaloni non saprebbero fare altrettanto. Il body, definito “buon fanalino di frenata” con l’unica raccomandazione che il tessuto che lo compone lasci respirare il corpo.

Una curiosità: James Parkinson, l’Autore che, per primo, descrisse la malattia e che da lui ha preso il nome, è stato il primo medico inglese ad aver documentato un caso di appendicite.

Body, appendice e parkinson: strana alleanza

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