I Gruppi di Whatsapp sotto attacco: inondati di video pedopornografici

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Video e foto di bambini sottoposti ad abusi sessuali circolano ogni giorno su WhatsApp e il servizio di messaggistica di proprietà di Facebook non sembra in grado di arginare il problema. Lo scrive una sezione di Corriere Tecnologia. L’allarme arriva dal Financial Times (paywall), informato della questione da due ong israeliane – Netivei Rishet e Screensaverz – che hanno iniziato a occuparsi della faccenda lo scorso agosto in seguito alla denuncia di un giovane uomo. Dopo un’analisi della situazione le due ong hanno avvisato Facebook dell’estrema facilità di individuare (per esempio, tramite specifiche app su Google Play) e unirsi a gruppi WhatsApp con fino a 256 membri dove vengono condivisi video e immagini di bambini a sfondo sessuale. Lo scopo di questi gruppi è già evidente da nomi come «cp» («child porn») o da fotografie esplicite usate come foto profilo. Già nel 2017 WhatsApp era stata al centro di un’indagine sull’abuso di minori condotta dalla polizia spagnola e ribattezzata «Operazione Tantalio», che aveva portato all’arresto di 38 persone in 15 Paesi.

«È un disastro: un tempo si poteva trovare questo genere di materiale solo nella Darknet (quell’insieme di reti «oscure» provviste di contenuti non pubblici e non indicizzati dai motori di ricerca tradizionali e sulla quale si naviga in forma anonima, ndr), mentre ora si trova su WhatsApp», ha detto al Financial Times Yona Pressburger di Netivei Rishet. Il dilemma sta nella crittografia end-to-end, implementata da WhatsApp nel 2016: questo sistema assicura che solo le persone che stanno comunicando, e nessun altro, p0ssano leggere ciò che viene inviato, in modo tale da proteggerne la privacy, ma allo stesso tempo impedisce a WhatsApp stesso di intervenire in alcun modo. L’app di messaggistica, con 300 dipendenti di cui solo una minima parte dedicata al monitoraggio delle attività illegali (contro i 20.000 moderatori di contenuti di Facebook), nelle ultime due settimane ha bannato circa 130.000 account su una base di 1,5 miliardi. 

I consigli degli addetti ai lavori

A detta degli esperti WhatsApp potrebbe disabilitare la crittografia nei gruppi più popolosi, così da monitorare il materiale che viene condiviso. Secondo Hany Farid, professore di informatica di Berkeley, l’azienda potrebbe inoltre implementare un sistema diverso e più debole di crittografia in modo tale da poter controllare le chat WhatsApp e individuare immagini di abuso di minori già catalogate nel sistema PhotoDNA, tecnologia di confronto delle immagini sviluppata da Microsoft Research su cui ha lavorato Farid stesso. WhatsApp ha risposto che «ha una politica di tolleranza zero per quanto riguarda l’abuso sessuale di bambini» e che «è attiva nel bannare account sospettati di condividere questi vili contenuti». Ma quando le ong che si sono occupate del caso hanno contattato un responsabile di Facebook in Israele si sono sentite rispondere che sarebbe stato meglio rivolgersi alla polizia.

Non è la prima volta che WhatsApp finisce al centro di problematiche legate alla crittografia, e quindi all’impossibilità di controllare che cosa circoli in chat ed eventualmente di intervenire. Le fake news diffuse sui gruppi dell’app di messaggistica, per esempio, hanno probabilmente avuto un ruolo cruciale nell’influenzare l’opinione pubblica nelle presidenziali brasiliane dello scorso ottobre. Inoltre, aziende vicine al candidato brasiliano di estrema destra Jair Bolsonaro (che ha poi vinto le elezioni) hanno comprato pacchi di milioni di messaggi contro l’avversario da far circolare proprio su WhatsApp. Alcune bufale diffuse in chat hanno persino portato a linciaggi in Paesi come l’India, il Myanmar e il Messico. Per evitare il ripetersi di episodi simili la sorella minore di Facebook ha inserito un’etichetta che segnala i messaggi inoltrati e ha introdotto forti limitazioni per la funzione che permette di inoltrare un messaggio a un altro utente.

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