F-35, il No della Germania: l’Italia tentenna

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Il ministero della Difesa tedesco ha ufficialmente escluso il caccia F-35 dalla gara per sostituire la sua flotta di Tornado. Lo riporta Defense News.

Un funzionario del ministero ha confermato che l’F-35 non è stato scelto nella competizione per sostituire i 90 velivoli Tornado. La notizia è stata, anche, segnalata per la prima volta dal sito tedesco AugenGeradeaus.

La notizia non è del tutto sorprendente. Berlino da tempo ha mostrato maggiore interesse ad una versione aggiornata dell’Eurofighter Typhoon di quarta generazione, costruita da un consorzio di Airbus, Leonardo e BAE Systems. L’interesse principale è quello di sostenere le compagnie europee coinvolte nella costruzione di aerei da combattimento e, cosa forse ancora più importante, di tenersi in linea con lo slancio franco-tedesco, dopo gli accordi di Aquisgrana, nella cooperazione nel settore dell’industria per la Difesa.

Tuttavia, la decisione lascia aperta la questione della certificazione per le armi nucleari. Il Typhoon non è certificato per trasportare le bombe nucleari di fabbricazione americana che la Germania, per la sua posizione strategica, dovrebbe essere in grado di  assicurare.

Prima che il Ministero della Difesa tedesco confermasse il disinteresse verso l’F-35, Reuters aveva riferito che il ministero stava considerando la possibilità di dividere le acquisizioni tra il Typhoon e l’F-35 o il Super Hornet.

Ordinare il Typhoon e un aereo americano renderebbe più facile continuare a svolgere la missione nucleare della NATO e darebbe sostegno anche alla base industriale europea. Tuttavia i problemi sorgono nel settore della logistica poichè l’aeronautica tedesca dovrebbe mantenere in piedi due catene di approvvigionamento.

Per questo motivo la Germania sta pensando di mantenere alcuni gruppi di Tornado, per la sola capacità nucleare, ha detto a Defence News lo scorso agosto Karl-Heinz Kamp, presidente dell’Accademia federale per la politica di sicurezza, un gruppo di esperti del governo.  “Ecco perché continueranno a far volare i Tornado, nonostante il costo per tenerli in vita operativa. Nel frattempo abbiamo chiesto a Washington  la certificazione nucleare per l’Eurofighter”.

La decisione della Germania tuttavia ha colto di sorpresa il produttore dell’F-35 Lockheed Martin, che non è stato interessato in alcun modo dal ministero dell’imminente annuncio.

“Non siamo stati ufficialmente informati della decisione sul futuro caccia Germania”, ha detto il portavoce di Lockheed Mike Friedman in una risposta inviata via email. “L’F-35 offre un valore ineguagliabile come il velivolo più performante  e con il più basso costo durante il ciclo di vita, offrendo nel contempo le migliori opportunità industriali ed economiche a lungo termine rispetto a qualsiasi altro caccia sul mercato. Come fondamento della prossima generazione di potenza aerea della NATO, l’F-35 è oggi l’aereo più avanzato al mondo e include capacità di attacco elettronico molto superiori ai velivoli di quarta generazione. “

L’F-35 in Italia

Di fronte alla partecipazione attiva al programma esiste una certa ritrosia da parte del M5S, che come noto, ha sempre posto alla base della sua campagna elettorale, l’uscita dell’Italia dal programma. Una scelta elettorale che poi si è scontrata con la realtà. Quindi si è ritenuto opportuno fare ulteriori approfondimenti sul programma del caccia di quinta generazione, già impiegato dall’Aeronautica militare italiana. La soluzione, prospettata dal Ministro della Difesa Elisabetta Trenta è quella di rivedere il programma dilatando i tempi di consegna di quelli già acquistati. 

Il vice premier Luigi Di Maio, alcuni giorni fa, continua a tenere con il fiato sospeso tutti gli addetti ai lavori

Sugli F35 non c’è nulla di deciso, noi del M5s crediamo che quella spesa sia inutile e lo dico qui come lo abbiamo detto in questi mesi”. Lo ha puntualizzato il vicepremier Luigi Di Maio a chi lo accusa di non aver mantenuto la promessa sullo stop al contratto d’acquisto dei jet militari. “Ogni giorno c’è un retroscena che racconta di un cedimento sugli F35 ma vi assicuro che nessuna decisione è stata presa“.

L’acquisto di nuovi F-35 è una questione da valutare con estrema attenzione. Lo ha dichiarato il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, intervenuta alla puntata del programma “Otto e Mezzo” in onda  su La7. “Si tratta di un programma ventennale e le dovute valutazioni vanno fatte con grande responsabilità. Bisogna prendere in considerazione, tra le altre cose, le ricadute occupazionali e sull’imprenditoria”, ha affermato Trenta, sottolineando che il dialogo sulla questione è in corso e procede come da programma. “Finchè non prenderemo una decisione ufficiale, non sarà speso un euro“. 

Perchè l’Italia ha scelto l’F-35

Il programma è stato deciso e dai governi precedenti ed approvato in Parlamento dopo vari passaggi nelle Commissioni Difesa. In sostanza si parla di sostituire con 90 F-35 le capacità operative che oggi esprimono circa 250 velivoli suddivisi tra cento Tornado, di cui 52 saranno ancora operativi nel quinquennio 2020-2025 (anno in cui ne è previsto il pensionamento) 132 Amx, di cui 60 saranno ancora in servizio nel 2020, ed infine 18 Harrier II. Nel 2009, con la consapevolezza che la nostra linea di velivoli da attacco al suolo sarebbe diventata obsoleta entro un decennio la Commissione Difesa ha approvato  il programma di acquisizione formulato dal governo per 131 F-35 (69 F-35A e 62 B) al costo complessivo di 12,9 miliardi di euro. Così come riporta Gli Occhi della Guerra.

Questo numero viene successivamente ridotto a 90 (60 F-35A e 30B di cui 15 per l’AM) dal governo Monti (2012) con una conseguente riduzione dei costi redatta nel Documento Programmatico Pluriennale per la Difesa (Dpp) per il triennio 2013-2015. Andando nel dettaglio il preventivo ammontava a:

  • Un miliardo di dollari per la fase di Sviluppo e Dimostrazione dei Sistemi (Sdd).
  • 900 milioni di dollari per la fase di Produzione, Sostentamento e Sviluppo succcessivo (Pfsd) da destinare sino al 2047
  • 465 milioni di euro per attività preparatorie in ambito nazionale (adeguamento infrastrutture)
  • 795,6 milioni di euro per la costruzione della Faco (Final Assembly and Check Out line) di Cameri (No)
  • 10 miliardi di euro per la creazione della rete logistica di supporto e acquisto

Gli F-35 già realtà in Italia

I primi due esemplari di F-35A sono stati consegnati all’Aeronautica militare nel 2016, mentre il primo esemplare di F-35B è stato consegnato, di recente, alla Marina militare. L’Italia nel 2018 ha 10 velivoli: nove F-35A e un solo F-35B. Della versione A solo cinque sono schierati in Italia, ad Amendola, mentre quattro sono di stanza nella base dell’Aeronautica americana di Luke (Arizona), hub internazionale per l’addestramento della flotta di Lightning II.

Programma F-35 

Lanciato negli USA per dotare le tre Forze Aeree statunitensi di un caccia interforze da supporto tattico, il velivolo F-35 Lightning II –  allora denominato JSF (Joint Strike Fighter) – ha ben presto riscosso l’attenzione di altri Paesi per le caratteristiche operative e per la valenza del programma industriale. Otto nazioni hanno così deciso di partecipare allo sviluppo: Regno Unito, Italia, Olanda, Canada, Australia, Turchia, Danimarca e Norvegia e altri due Paesi, il Giappone e Israele, hanno deciso di ordinare alcuni esemplari.

Le attività di programma sono iniziate negli USA nel 1994 nell’ambito del progetto JAST (Joint Advanced Strike Technology) che prevedeva lo sviluppo di un velivolo da combattimento di nuova generazione, che fosse in grado di combinare una tecnologia che garantisse un impiego a lungo termine con la possibilità di sostituire, con un unico aereo sviluppato in più versioni, un’ampia gamma di velivoli della flotta militare statunitense.

Alla prima fase di esplorazione tecnologica (Concept Exploration), ha fatto seguito la fase di Concept Demonstration (dal 1996 al 2001), alla quale l’Italia ha aderito a partire dal 1998. In questa fase di definizione sono state individuate le tecnologie essenziali, da studiare e sviluppare nella successiva attività di costruzione dei prototipi ed è stata scelta l’Azienda costruttrice destinata a proseguire il programma. Nel 2001, infatti, il contratto è stato assegnato, in qualità di “prime contractor”, a Lockheed Martin che, con il suo F-35, si è aggiudicata la gara. guidando un consorzio di cui fanno parte, come partner principali, Northrop Grumman e BAE Systems e Pratt & Whitney per la parte motoristica.

L’Italia è il secondo più importante partner internazionale, dopo il Regno Unito. Il nostro Paese contribuisce per il 4,1% alle fasi di progettazione e sviluppo dell’F-35. In Italia è stata realizzata, presso la base dell’Aeronautica Militare di Cameri (Novara), un centro autonomo di produzione e supporto per gli F-35 che in futuro faranno parte della flotta italiana. L’impianto industriale, attualmente l’unico fuori dai confini americani, è costituito da una linea di assemblaggio finale e di prova (FACO – Final Assembly and Check Out) che includerà anche centro logistico per la manutenzione, riparazione e aggiornamento in Europa degli F-35  (MRO&U).

Leonardo – Finmeccanica, rappresentata da Alenia Aermacchi, Selex ES e Oto Melara, è l’attore industriale chiave nel programma italiano per gli F-35 e insieme ad Avio – azienda nazionale leader nella motoristica e ad altre aziende esterne al Gruppo – si è preparata ad affrontare un coinvolgimento industriale di lungo periodo per supportare l’intero ciclo di vita del JSF.

Alenia Aermacchi è responsabile della produzione dell’ala dell’F-35 come seconda linea di produzione in aggiunta a quella Lockheed Martin, e ha iniziato la produzione di componenti destinati alla linea di assemblaggio finale dei velivoli in USA e in Italia. In base all’attuale numero totale di aerei che si prevede saranno ordinati, si stima che il volume delle ali da produrre ammonti a circa 800 ali complete, nell’arco temporale 2014-2028, con consegne di componenti ad alta precisione già iniziata nel 2009, e consegna del primo assemblaggio di sezione di fusoliera-ala effettuata all’inizio del 2012. Presso il centro operativo di Cameri (Novara) sono state realizzate tutte le infrastrutture, macchinari e attrezzature necessari per l’assemblaggio dei velivoli F-35. Le attività di assemblaggio e di prova sono svolte da Alenia Aermacchi in stretta collaborazione con Lockheed Martin e con l’Aeronautica Militare, per sfruttare l’esperienza congiunta necessaria a svolgere le successive attività di manutenzione, riparazione e aggiornamento nel corso della vita operativa della flotta.

 

F-35, il No della Germania: l’Italia tentenna