Parliamo di Foibe, la storia non si cancella

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(di Maurizio Giannotti) Come tutti gli anni in tutto il mondo, lo scorso 27 Gennaio è stato  il Giorno delle Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto e il 10 Febbraio è  il  Giorno del Ricordo, la solennità civile istituita in Italia nel 2004 per onorare la memoria dei Martiri delle Foibe nonchè l’esodo degli istriani e dei dalmati italiani dalle loro terre.

Rai3 l’otto febbraio scorso ha trasmesso in prima serata il film RED LAND – Rosso Istria il film verità che ricostruendo la tristissima e atroce vicenda di Norma Cossetto illumina sulla tragedia delle foibe e le nefandezze compiute per lungo tempo in quelle terre da bande di bestiali assassini.

Red Land è un film storico dove il regista ha saputo rendere con precisione la realtà del momento e il dramma che veniva compiuto,  una tragedia il cui crescendo viene ben rappresentato nella locandina.

Avevo avuto modo di vedere Red Land già lo scorso Dicembre nella mia città grazie all’iniziativa della locale direzione di FdI che ha reso possibile la proiezione di un  film altrimenti fuori dalla normale programmazione.

2 ore e 30 min. di proiezione che mi hanno fatto vivere sulla pelle e nell’anima la tragedia di quel tempo relativamente lontano.

Ho rivissuto in modo ancor più forte quanto già provato nei primi anni novanta quando in più occasioni sono stato in Slovenia e in Croazia durante il conflitto serbo-croato e ho avuto modo di conoscere persone veramente straordinarie che dopo la caduta del “muro di berlino”  e la morte di Tito sono riuscite con grande fatica a riscattarsi da una dittatura a dir poco mostruosa.

Gli amici croati, non solo quelli che vivono in Dalmazia, si sono sempre dimostrati aperti con me manifestando in ogni occasione una profonda stima e rispetto per l’Italia, un sentimento che viene da lontano come più volte mi è stato fatto notare.

Insieme  spesso è capitato di parlare del passato, della II guerra mondiale e in qualche occasione abbiamo parlato delle foibe, di cui mi affiorava sempre il ricordo non appena superavo il confine a Trieste; un argomento non facile per i miei amici che in più occasioni hanno sempre detto che il popolo croato con quella tragedia non c’entrava  contrariamente a quello che si dice sul movimento nazionalista degli ustascia di Ante Pavelic.

Mi è stato sottolineato che il croato non ha mai provato risentimento  per l’italiano anzi sono più le affinità che le diversità che caratterizzano i due popoli  e la storia lo dimostra basti pensare all’importanza della Dalmazia in epoca romana e nei secoli a seguire lo stretto rapporto con la Serenissima, tempi di pace e prosperità,  ovviamente entro i limiti consentiti da quei periodi pur sempre abbastanza movimentati.

Viceversa mi fu fatto notare che il Regno di Jugoslavia  mai riuscì a tenere unite le anime che lo componevano, la Serbia, la Slovenia e la Croazia per citare le principali, e i contrasti tra questi popoli furono continui e violenti con operazioni  su vasta scala di pulizia etnica, veri e propri genocidi il più delle volte ricorrendo all’infoibamento.

Oltre al risentimento etnico si aggiunge un forte odio religioso che, si dice, vedesse anche la partecipazione del clero ai più efferati crimini e questo si verificava nel 1940-’41;  un odio vissuto ed affrontato in modo stragista che includeva lo stupro etnico e l’assassinio di massa come abbiamo visto con le guerre jugoslave scatenatesi nel 1991.

Dal ’91 al ’95 l’assedio delle principali città croate della costa dalmata da parte della Serbia è stato davvero serrato con scorrerie notturne fatte per terrorizzare la popolazione, i campanili delle chiese venivano metodicamente cannoneggiati con il fine principale di abbattere la Croce posta sulla sommità  ed era esiziale muoversi all’aperto con circospezione onde evitare di entrare nel mirino dei tanti cecchini serbi ovunque ben distribuiti sul territorio.

Quelle messe in atto dai serbi erano vere e proprie azioni terroristiche fatte per tenere in scacco città come Spalato, Sebenico e Zara, solo per citare le principali; operazioni fatte per colpire quasi esclusivamente la popolazione civile e soprattutto i bambini, le donne e gli anziani.

La stessa modalità fu usata tra il 1943 ed il ‘45 dai partigiani comunisti, i cosiddetti  titini, che con l’infoibamento di cui erano esperti massacrarono migliaia e migliaia di odiati italiani e oppositori sloveni e croati.

RED LAND – Rosso Istria è un docu-film fatto molto bene che aiuta a ristabilire la verità e che sarebbe doveroso proiettare quanto prima anche nelle nostre scuole.

Prima che l’insofferenza e l’indifferenza prendano il sopravvento, grazie anche all’ampia disinformazione e controinformazione oggi sempre prontamente diffusa, non sarebbe meglio produrre qualche docu-film sui massacri del comunismo, sull’annientamento del popolo armeno…… ?