“Evitate un esercito di kamikaze in Italia”, la confessione di un presunto terrorista arrestato dai ROS

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Potenti gommoni in grado di raggiungere i 40 nodi che trasportano sulle coste siciliane migranti “particolari”, ricchi e con intenzioni non proprio pacifiche. È quello che emerge dalle indagini del pm Gery Ferrara e Claudia Ferrari, della Direzione distrettuale antimafia, diretta da Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Marzia Sabella che parlano apertamente di “attuale e concreta minaccia alla sicurezza nazionale”.

Ieri, quindi, gli arresti di otto persone da parte dei carabinieri del ROS tra le province di Palermo e Trapani, altri sette tunisini sono, invece, tutt’ora ricercati poichè sospettati di far parte di questo “particolare” sodalizio.

Come scrive La Stampa alcuni di questi personaggi sono attivissimi nella propaganda della sharia, della guerra santa, della legge islamica. Grazie alle intercettazioni, le indagini del ROS sono poi partite anche per le confessioni di un pentito, Arbi Ben Said.

L’organizzazione dei trasporti sicuri e velocissimi era nota alle forze dell’ordine come dedicata al traffico di droga e tabacco ma Said ha rivelato molto altro. Una frase di Sais ha messo in allarme gli inquirenti: “evitate che ci si ritrovi con un esercito di kamikaze in Italia”.

La confessione del pentito mette alla luce anche le trame dell’organizzazione: cinquemila dinari tunisini (2500 euro), 10 mila per i jihadisti o i pregiudicati (5000 euro) il costo del trasporto verso la Sicilia e quindi vero l’Europa.

Tra gli arrestati di ieri figura Ltaiefera il cui profilo Fb mostra tutto il delirio del presunto terrorista. Decine le immagini di combattenti islamici, armi, inviti a combattere Stati Uniti e Israele, la decapitazione del giornalista James Foley.

Frasi più o meno deliranti, del tipo  – ogni Stato ha il suo turismo e il mio turismo è lajihad in nome di Dio – Dio, ho il desiderio di vederti ma ancora ti sto disobbedendo, fammi purificare prima di incontrarti.

Un altro arrestato, tale Khedr, ritenuto il personaggio più pericoloso, aveva ottimi contatti in Belgio. Durante le indagini è emerso che,  per attivare una sim telefonica, aveva usato una patente belga con foto e nome falso. Altro dato allarmante è che l’organizzazione dispone di somme consistenti il più delle volte reinvestite in Francia nel mercato immobiliare e bancario.

“Evitate un esercito di kamikaze in Italia”, la confessione di un presunto terrorista arrestato dai ROS

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