Manovra, nervi tesissimi al Governo, nessuno vuole mollare, mentre l’Europa si prepara per la procedura d’infrazione

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(di Massimiliano D’Elia) Oggi alla Camera il premier Giuseppe Conte riferisce sulla manovra economica, prima di partecipare al Consiglio europeo in programma giovedì e venerdì.

I tecnici del ministero dell’economia e della ragioneria dello Stato hanno, pertanto, fornito le tabelle con  dati relativi alla manovra da proprorre a Bruxelles. Il premier Giuseppe Conte ha, quindi, incontrato il ministro dell’economia Giovanni Tria ed insieme hanno convenuto sulla necessità di scendere nel rapporto deficit/Pil almeno al 2 per cento per evitare la scure della procedura d’infrazione.

Giuseppe Conte domani dovrebbe incontrare il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker per consegnargli una nuova bozza di documento economico con un rapporto deficit/Pil ridimensionato dal 2,6 per cento iniziale al 2,1 per cento. Valori molto lontani dall’1,8 per cento chiesti dai commissari europei. Il tira e molla potrebbe convincere l’Ue ad accomadare l’1,95 per cento. A questo punto toccherà mettere mano alle misure del redddito e pensione di cittadinanza e quota 100 per le pensioni.

Per avvicinare l’obiettivo di un accordo occorrerebbe limitare la riforma delle pensioni al solo 2019, come chiede l’Unione.  La Lega tuona: “non se ne parla, non esiste. La riforma sarà finanziata per un triennio, senza alcun rinvio”.  Un conforto alle richieste della Lega proviene dai dati numerici delle tabelle fornite dai tecnici su quota 100, per abbattere la legge Fomero, che a quanto pare non costerà quanto previsto, perché “statisticamente” non tutti gli aventi diritto sceglieranno la strada della pensione.

Il risparmio si aggirerebbe attorno agli ottocento milioni di euro. Una cifra uguale la si potrebbe ricavare da una revisione tecnica (proroga inizio provvedimento) del reddito di cittadinanza. Altri ottocento milioni, infine, potrebbero arrivare da una serie di risparmi ricavati nella manovra. Il taglio complessivo dato già per certo è di 2,5 miliardi, più o meno lo 0,15% del deficit. Poi il governo sostiene di poter ricavare  un ulteriore miliardo e settecento milioni dalla revisione della spesa pubblica, per arrivare allo 0,26 -0,3 per cento e  far calare il deficit al 2,1%.  Purtroppo non è ancora sufficiente per arrivare all’1,95 per cento fatto trapelare quale accettabile dalla Commissione Ue.

Il commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici ha detto: “Il governo italiano sembra più aperto a trovare strade per ridurre il deficit 2019. Ma se vogliono cambiare la nostra analisi, devono trovare cifre e impegni concreti”.  Quello che vorrebbe la Commissione Ue è quota 100 solo per il 2019 e il reddito di cittadinanza con partenza a giugno 2019 e non a febbraio.

Ora il ministro Giovanni Tria dovrà cercare di convincere Salvini e Di Maio della necessità di tagliare maggiormente le uscite. L’unica cosa certa è la ristrettezza dei tempi  perchè  l’ultima “chance”  si gioca a Roma, il 19 dicembre, il  limite massimo per emendare la manovra e senza un’intesa con l’Ue, quello stesso  giorno potrebbero arrivare le raccomandazioni della Commissione, che inizierebbero di fatto la procedura d’infrazione.

Manovra, nervi tesissimi al Governo, nessuno vuole mollare, mentre l’Europa si prepara per la procedura d’infrazione

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