Juncker , “good job”. Conte strappa alla Commissione Ue lo sforamento al 2,04%. Al sicuro reddito di cittadinanza e quota 100

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Giuseppe Conte ha incontrato il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker per trattare sui decimali del rapporto deficit-Pil italiano. Per un atto di cortesia il governo italiano ha fatto recapitare due ore prima dell’incontro, tutti i nuovi documenti della manovra italiana. Una mossa molto apprezzata dai tecnici della Commissione. Dopo l’incontro il premier Giuseppe Conte è salito subito in auto visibilmente soddisfatto.

Juncker avrebbe detto “good job” facendo capire che lo sformento al 2,04 per cento potrebbe essere un giusto compromesso per evitare la procedura d’infrazione per debito eccessivo. Naturalmente tra oggi e domani la decisione in seno al Consiglio europeo. Giuseppe Conte, dicono fonti a lui vicine, ha dovuto lavorare molto per convincere i due vice premier a non andare molto oltre il 2,0 per cento. Importante è stata la sponda del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, in più occasioni, ha invitato tutte le parti politiche a rispettare le regole comunitarie.  

Il governo ora potrà procedere con le riforme più attese, quota 100 delle pensioni e il Reddito di cittadinanza. Il superamento della legge Fornero si avrà con un emendamento nella manovra. Le regole di Quota 100 entreranno in vigore, invece, dal prossimo primo gennaio.

Chi ha maturato, entro il 31 dicembre del 2018, il doppio requisito di un’età anagrafica di 62 anni e 38 anni di contributi, potrà lasciare il lavoro in anticipo nel 2019. I dipendenti privati dovrano attendere per la finestra di marzo, quelli pubblici a giugno. Chi anticipa la pensione non potrà cumulare redditi oltre i 5 mila euro. Il divieto di cumulo varierà al variare degli anni di anticipo. Se il pensionamento avviene un anno prima, il divieto agirà per un solo anno, se gli anni di anticipo sono due anche il divieto sarà di due anni, e così via fino ad arrivare al limite dei 5 anni. L’accesso alla pensione con Quota 100 sarà una misura sperimentale per il triennio 2019-2021, scrive Il Messaggero. Il requisito dell’età anagrafica sarà adeguato agli incrementi della speranza di vita. Viene anche previsto uno stop all’adeguamento della speranza di vita per la pensione anticipata lasciandola a 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne anche nel 2019.

Il governo stima una propensione all’utilizzo della misura dell’85% degli aventi diritto ma tecnici vicini al dossier assicurano che il tiraggio sarà più basso perché una parte consistente della platea è formata da dipendenti pubblici (circa 170.000) che avranno probabilmente un interesse più basso dei privati all’anticipo della pensione. Inoltre, in via sperimentale per il 2019 e il 2020 si potranno riscattare gli anni della laurea. Sarà possibile solo per chi è interamente nel sistema contributivo e quindi non ha anzianità contributiva precedente il 31 dicembre 1995. L’onere sarà detraibile dall’imposta lorda. C’è poi una norma per favorire chi è interamente nel sistema contributivo: l’abbassamento da 2,8 a 2 volte rispetto all’assegno sociale del limite della pensione contributiva che consente di potersi ritirare a 62 anni. Non è ancora però certo che questo comma riuscirà ad entrare nel testo definitivo. Ci sarebbe ancora un supplemento di verifica sui costi necessari a finanziare la manovra. Confermata invece l’Ape sociale, la misura per gli over 63 in condizione di difficoltà con almeno 30 anni di contributi se disoccupati e 46 se impegnati in lavori gravosi è prorogata al 31 dicembre 2019.

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