C’è chi non vuole la stabilizzazione della Libia. L’Italia in prima linea per guidare il difficile processo secondo la road map Onu

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(di Massimiliano D’Elia) E’ stato attaccato il simbolo dell’apertura della Libia verso l’esterno. Il quartier Generale del ministero degli esteri ha subito un attentato che nel passare delle ore assume un significato sempre più simbolico. La Libia, ancora divisa ed in conflitto dopo la destituzione ed uccisione di Gheddafi, cerca la strada della stabilizzazione tramite la road map Onu, sancita al vertice di Palermo. Altra evoluzione della strategia politica occidentale è quella di includere il più possibile tutti gli attori del paese nordafricano.

Un processo che potrebbe avere i primi frutti già dopo le elezioni da tenersi entro giugno 2019. Una stabilizzazione che non proprio tutti desiderano, visti i lauti guadagni derivanti dal traffico di esseri umani e dal contrabbando di petrolio. Le piccole milizie, sparse in tutto il paese, vivono grazie a questi traffici illeciti. Molte le milizie vicine al sedicente Stato Islamico.

Gli aggressori suicidi, quindi, hanno colpito il ministero degli esteri libico a Tripoli nel giorno di Natale, aprendo il fuoco prima di farsi saltare all’interno dell’edificio.
Un impiegato del ministero ha riferito a Reuters che tre persone sono state uccise e sei ferite. Il ministero della salute ha confermato un morto e nove feriti.
I tre attentatori sono sospettati di essere militanti dello Stato islamico. Uno è stato ucciso dalle guardie del ministero e gli altri due si sono fatti esplodere, ha riferito la fonte. Un forte fumo è salito dall’edificio che poi è stato circondato dalle forze di sicurezza mentre i feriti venivano portati in ospedale.
Il ministro degli Esteri Mohamed Taher Siala non ha mai rischiato la vita, durante l’attentato.

Le potenze occidentali e le Nazioni Unite stanno lavorando, come detto, affinché il paese nordafricano possa tenere elezioni il prossimo anno dopo la conferenza nazionale di gennaio.

Gheddafi è stato rovesciato e ucciso nella rivolta del 2011 e Saif, il figlio, che è stato detenuto dopo il 2011 per poi essere liberato, era visto da alcuni come il potenziale successore riformista di suo padre negli anni precedenti al 2011 e rimane, tutt’ora, una figura chiave per i fedelissimi di Gheddafi.

“Al riguardo sosteniamo tutti anzi crediamo che nessuno dovrebbe essere isolato o escluso da un ruolo politico costruttivo”, ha affermato il politico russo Bogdanov.
“Ecco perché stiamo mantenendo i contatti con tutti i gruppi che hanno sede nell’ovest, nell’est e nel sud del paese … Saif al-Islam ha il sostegno di tribù importanti in specifiche aree della Libia e questo dovrebbe bastare per includere anche lui nel processo politico di stabilizzazione della Libia”.

La Russia è anche in stretto contatto anche con l’uomo forte della Cirenaica generale Khalifa Haftar che domina la Libia orientale e che ha visitato Mosca e tenuto colloqui con alti funzionari del Cremlino.

Anche l’Italia, in seguito al vertice di Palermo, ha definitivamente fatto capire di aver preso in mano il dossier libico; ciò, anche grazie al sostegno di Trump e Putin. Dopo l’ambasciata a Tripoli l’Italia ha aperto anche il Consolato a Bengasi, raddoppiando la propria presenza sul territorio. E’ iniziata una massiccia consegna di generi di prima necessità e medicinali verso tutti i distretti del Paese. L’Italia ha poi invertito la rotta (il premier Conte il giorno prima di Natale è stato in una visita segreta e lampo in Libia) e ha iniziato a dialogare con tutti gli attori in campo a partire dal Generale Kalifa Haftar che come noto, con una forza militare di circa 40mila fedelissimi controlla grandi porzioni di territorio in Cirenaica e nel Fezzan, luoghi dove l’ENI ha i suoi più grandi punti di estrazione di petrolio e da dove si può gestire ed arginare il fenomeno dei flussi migratori.

Per quanto riguarda proprio l’emergenza dei flussi migratori l’Italia ha donato 14 motovedette alla Guardia Costiera libica, addestrando nel contempo il personale presso la scuola della marina militare presso La Maddalena in Sardegna, tramite la missione a targa Ue Eunavfor Med – Op. Sophia.

Ieri invece l’ENAV ha comunicato di aver vinto una commessa di 2milioni di euro con l’autorità per l’aviazione civile libica per la modernizzazione delle apparecchiature nella torre di controllo dell’aeroporto internazionale di Tripoli.
In base al contratto, ENAV fornirà e distribuirà tre nuove workstation per i controllori del traffico aereo.
“Il contratto copre la fornitura e l’installazione di tre nuove workstation per i controllori del traffico aereo, l’integrazione e l’implementazione di sistemi di comunicazione terra-aria-terra e terra-terra, nonché dell’infrastruttura per i dati e le reti wireless”.

Il contratto, che prevede un’opzione per la fornitura e l’installazione di componenti di tecnologia meteorologica per ulteriori 900.000 euro, dovrebbe essere completato entro la fine del 2019.
ENAV sta contribuendo a costruire anche la nuova torre di controllo e l’edificio tecnico dell’Aeroporto Internazionale Mitiga, che è l’unico aeroporto operativo di Tripoli.

C’è chi non vuole la stabilizzazione della Libia. L’Italia in prima linea per guidare il difficile processo secondo la road map Onu

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