Petrolio di contrabbando dalla Siria e Libia. 6 i miliardi evasi al fisco italiano

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Sei sono i miliardi di euro evasi al fisco italiano in seguito al fenomeno del contrabbando di petrolio. Lo racconta l’inchiesta esclusiva “Nero come il petrolio” firmata da Giorgio Mottola per Report che andrà in onda questa sera alle 21.15 su Rai3, incentrata anche sulle indagini della Guardia di Finanza italiana.

Si tratta di un giro miliardario che passerebbe dal porto siciliano di Augusta coinvolgendo la criminalità organizzata italiana. Un’altro filone porta, invece, ai contrabbandieri maltesi.

Il giochetto fiscale è possibile attuarlo grazie alla norma del governo Monti che liberalizzava i contratti tra compagnie petrolifere e gestori delle pompe. Risale ad allora il boom dell’export di greggio siriano che tra il 2013 e la fine del 2016 era controllato dall’Isis ed esportato in Turchia. Ora è il turno del greggio libico, scrive il Sole 24Ore.

L’enorme quantità di carburante di contrabbando presente in Italia, un terzo delle vendite, mette fuori mercato le aziende della distribuzione che rispettano la legge.

Ma il contrabbando rifornisce anche grandi industrie della raffinazione sia estere che italiane. Il giro è in mano a broker che importano carichi fuorilegge grazie ad accordi con fazioni armate in Libia o con l’Isis in Siria.

Un broker italiano ha raccontato a Report come ha aggirato l’embargo pagando il greggio con denaro, medicinali e armi, contrabbandandolo in Turchia su colonne di autobotti. Una polizza di imbarco recuperata da Report, scrive Il Fatto Quotidiano, mostra un carico di 80mila tonnellate partite il 5 giugno 2015 dal porto di Ceyhan in Turchia per Augusta in Sicilia.

Nel 2016 la Direzione Distrettuale Antimafia di Brescia ha iniziato ad indagare su Saras Trading Sa, società svizzera del gruppo Moratti, inviando rogatorie in Turchia: oltre 50 milioni di euro sarebbero stati fatti girare su conti esteri attraverso il gruppo Ubi banca. Ubi Factor anticipò a Saras Trading denaro che transitò dalle Isole britanniche del Canale e ripartì per destinazioni ignote. Altre indagini riguardano transazioni del colosso russo del petrolio Petraco con Saras Trading sempre tramite Ubi.

Una nota dei legali di Ubi definisce “falsa la suggestione, creata ad arte, della possibile sussistenza di profili di opacità e di illiceità nelle operazioni commerciali tra Sarase Ubi Factor”, e smentisce la ricostruzione di Report e nega il legame tra le operazioni di Saras con Ubi Factor e l’inchiesta della magistratura, tuttora in corso.

Un’altra  rotta del contrabbando proviene dalla Libia, dove una milizia armata commercia petrolio con due broker maltesi, i cugini Debono, che poi riescono a farlo arrivare in Sicilia.

Secondo Francesco Ruis, Colonnello della Guardia di Finanza di Catania, Cosa Nostra “è attratta da un business che dà grossi profitti e i cui rischi sanzionatori sono molto bassi”.

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