FMI promuove a metà l’Italia. Infrazione Ue? Chi se ne frega

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(di Massimiliano D’Elia) La lettera del FMI sulla situazione economica e sulla manovra, appena presentata alla Commissione a Bruxelles, non chiude la porta all’Italia, anzi! Non è dispiaciuto agli americani che il governo italiano si concentri su sviluppo ed inclusione sociale. L’obiettivo di uno sviluppo poderoso, però, si ottiene solo con riforme strutturali in grado di rilanciare la produttività, con un risanamento dei conti pubblici modesto e graduale ma in grado di assicurare al debito una costante discesa. L’Italia, evidenziano gli esperti, deve eliminare le incertezze sulla sostenibilità del debito pubblico. Il FMI stima che la crescita italiana si manterrà intorno al 1,0 % nel range 2018-2020. La crescita auspicata e stimata dell’Italia invece è all’1,5% nel 2019 che non è in linea con le stime FMI, ovvero di una crescita pari allo 0,7 %.

Per quanto riguarda, invece, l’indebitamento le previsioni degli esperti per il 2019 si attestano al 2,6% – 2,7% del Pil, ovvero tra l’obiettivo del governo italiano 2,4% e quello della Commissione Ue, 2,9%. Il governo gialloverde, quindi ha deciso di tirare dritto e non cambia linea, nessun correttivo all’orizzonte.

Vediamo, quindi, in dettaglio i maggiori punti su cui ha concentrato l’analisi l’FMI.

Investimenti pubblici

Il Fondo promuove la decisione di accrescere gli investimenti pubblici e riconosce l’importanza di assicurare al Paese un moderno schema di reddito minimo antipovertà, però ricorda che le best practices internazionali fissano le erogazioni tra il 40 e il 70% del livello di povertà relativa e fanno in modo di non disincentivare il lavoro.

Pensioni

“Gli interventi sulle pensioni potrebbero aumentare la spesa pensionistica e il relativo peso sulle più giovani generazioni che inficerebbero le future politiche di crescita aumentando, quindi, la disoccupazione”.

Fisco

Gli esperti americani sconsigliano di ricorrere molteplici interventi come la flat tax per gli autonomi e altre misure perchè il problema italiano è quello di accrescere la base imponibile. L’unico modo è quello di creare un sistema virtuoso e stabile che porti all’obbedienza tributaria in maniera definitiva.

Sistema finanziario

Anche sul fronte del sistema finanziario e bancario, il Fondo rileva che la situazione è migliorata molto negli ultimi due anni. Non mancano i correttivi da apportare, ma il FMI offre collaborazione per ridurre i rischi e spingere le riforme sulla strada della stabilità e della crescita.

L’Italia cosa farà?

Dopo una valutazione del FMI che non condanna “in toto” la manovra e i conti italiani, la procedura di infrazione, ventilata dalle istituzioni comunitarie a carico dell’Italia fa meno paura. Non è da trascurare il fatto che il prossimo maggio ci saranno le elezioni per l’europarlamento e l’eventuale avvio di una procedura di infrazione, a carico del Bel Paese, potrebbe fornire una sponda unica e vincente per le campagne elettorali di tutti i movimenti populisti europei. Il governo gialloverde, quindi, tira dritto anche perchè l’avvio di una eventuale “procedura di infrazione” richiede tempiste molto lunghe per giungere ad una eventuale condanna finale, ben oltre, quindi, l’esito delle elezioni del parlamento europeo nel 2019. La partita vale la candela!!!

Come funziona la procedura di infrazione?

Dopo la bocciatura della manovra, il governo ha 3 settimane di tempo per inviare un nuovo documento programmatico di bilancio sulla base delle regole europee e che dovrà ricevere nuovamente il parere della Commissione.

Le norme comunitarie stabiliscono che la Commissione debba presentare una propria opinione sui singoli bilanci nazionali entro la fine di novembre, motivo per cui è stata organizzata una riunione per il 21 novembre.

Se il governo decidesse di non apportare alcuna modifica, l’Ue procederebbe con l’apertura di una procedura di infrazione per deficit eccessivo e violazione della regola del debito.

La procedura di infrazione potrebbe essere aperta solo nella primavera del 2019, quando l’Ue chiederebbe il rientro dal disavanzo eccessivo, specificando anche dei precisi paletti temporali da rispettare.

Il processo quindi potrebbe durare un paio di anni per concludersi con sanzioni in caso di mancato rientro del disavanzo eccessivo.

Si tratta di una procedura regolata dall’articolo 126 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea. Secondo l’articolo 126, i paesi dell’Ue devono dimostrare una solida finanza pubblica e soddisfare due criteri.

  1. il loro disavanzo di bilancio non deve superare il 3 per cento del prodotto interno lordo (PIL)
  2. il debito pubblico (debito del governo e degli enti pubblici) non deve superare il 60 per cento del PIL

Se i criteri non sono soddisfatti, il Consiglio avvia una procedura di infrazione in base alle raccomandazioni della Commissione.

La procedura richiede al paese in questione di fornire un piano di azione correttivo e politiche corrispondenti, nonché le scadenze per l’implementazione delle stesse. I paesi della zona euro che non danno seguito alle raccomandazioni potranno essere quindi multati.

Il governo italiano molto probabilmente si giocherà questa partita ad altissimo rischio per il Paese ma anche per la tenuta e credibilità del proprio elettorato.

Tuttavia di fronte al continuo rigore ed austerity,   sottoscritto dai precedenti governi forse oggi vale la pena provare a creare quel corto circuito necessario per smuovere equilibri comunitari non più rispondenti alla situazione politica attuale e alle nuove sfide globali. Occorre pensare seriamente  ad una Europa unita e non ad una Europa che continua a litigare in casa, fuori Cina, Usa e Russia  sghignazzano in gran segreto.

L’Europa davvero unita dovrà essere un obiettivo da perseguire per sopravvivere e non è un caso che Angela Merkel ha riproposto nuovamente la costituzione di un Esercito europeo.

Germania, Francia e Italia devono smettere di continuare a giocare, in ballo c’e’ il futuro delle prossime generazioni.

 

FMI promuove a metà l’Italia. Infrazione Ue? Chi se ne frega

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