Iran-USA e l’accordo sul nucleare. Durerà?

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(di Pasquale PREZIOSA) Nel 2015, a Vienna, è stato raggiunto l’accordo sul nucleare iraniano attraverso la sottoscrizione del Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) tra l’Iran e il P5+1 (paesi permanenti del consiglio di sicurezza ONU+ Germania +Unione Europea).

L’accordo prevede che l’Iran eliminerà, dai depositi, l’uranio arricchito a medio livello, taglierà del 98% quello a basso arricchimento, ridurrà di due terzi il numero delle centrifughe per l’arricchimento per 13 anni, per i prossimi 15 anni potrà arricchire l’uranio nella quantità del 3,67% e non potrà costruire industrie per la produzione dell’acqua pesante.

L’Iran ha accettato di essere sorvegliata dalla IAEA dell’ONU (International Atomic Energy Agency).

Già all’epoca della firma dell’accordo si registrarono, in grandi linee, le seguenti prese di posizioni tra i favorevoli e i contrari:

  • USA: democratici favorevoli, repubblicani contrari;
  • Israele: Benjamin Netanyahu contrario, “sarà una capitolazione”;
  • il resto del mondo: favorevole, ad eccezione della Corea del Nord che si dichiarava non interessata all’argomento.

L’accordo è stato fatto proprio dall’ONU e incorporato nella “international Law” e approvato dall’Unione europea.

Negli USA, purtroppo, l’accordo non è considerato un Trattato o un “Executive Agreement”, ma un impegno politico presidenziale: un trattato, secondo regola, deve essere ratificato dal congresso con i due terzi di voti favorevoli.

Con un Iran Nuclear Review Act del 2015, il congresso degli USA ha acquisito il diritto di rivedere l’accordo con l’Iran, il quale però, necessita di certificazione presidenziale, da produrre entro 90 giorni, che testimoni che, l’Iran si stia attenendo all’accordo.

Il 13 Ott. 2017, il Presidente Trump ha annunciato che non produrrà alcuna certificazione per supportare l’accordo con l’Iran, in quanto l’Iran supporta gruppi di terroristi, reprime il proprio popolo, usa le milizie sciite in Iraq contro le truppe USA ivi schierate.

Il P5+1, ad eccezione degli USA e l’Unione europea, invece, supportano l’accordo.

Questa settimana il Presidente Trump dovrà decidere cosa fare per l’accordo con l’Iran, attraverso la scelta di sanzioni o meno contro l’Iran.

In Iran si sono registrate dimostrazioni di piazza anti regime che sono state soppresse con molti arresti (3700 dato ANSA).

Si è fatto il nome di Mahmoud Ahmadinejad, e le autorità di sicurezza hanno reso noto che, la CIA sia l’artefice della sobillazione popolare.

La CIA è molto nota in Iran dal 1953, quando il capo cellula CIA a Teheran (Kermit Roosvelt, nipote del presidente USA Theodor, operazione Ajax/TPAJAX), con l’appoggio del clero, promosse un colpo di stato per il ritorno di Mohammad Reza Pahlavi ( Scià di Persia) destituendo il governo eletto di Mossadeq che, aveva nazionalizzato tutte le infrastrutture estrattive per il petrolio di interesse UK ( All the Shah’s Men: An american coup and the roots of middle east terror).

Queste sono comunque da ritenere: schermaglie di convenienza, il punto nodale sarà la decisione del presidente.

Senza la certificazione presidenziale, saranno applicate le sanzioni di embargo statunitensi all’Iran e ciò potrebbe far decadere gli impegni presi con l’accordo sul nucleare.

Non solo, la posizione USA non è al momento condivisa dagli altri componenti il P5+1 e ciò potrebbe causare molte distonie politiche, commerciali, potrebbe anche influenzare il mercato del prezzo del petrolio.

Sotto il profilo geopolitico sarebbe un segnale contraddittorio per la politica USA con la Corea del Nord, che avallerebbe di fatto la politica finora seguita da Kim Jong-un.

Inoltre, le ragioni esplicitate da Trump per non concedere la certificazione, nulla hanno a che fare col trattato che, è incentrato solo sul nucleare e nell’altro.

Nel Medio Oriente, la rinuncia all’accordo nucleare con l’Iran, di fatto, riporterebbe le lancette dell’orologio al 2014 con tutte le elevate tensioni già sperimentate per Israele.

Per il terrorismo internazionale potrebbe rappresentare il modo per rinvigorirsi.

La comunità internazionale rimane in attesa per la saggia decisione, o per il rinvio della stessa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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