Obesi non si nasce. Ma di obesità si muore

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Minori babau per l’alcol suggeriti in italia
(di Nicola Simonetti) La speranza di vita degli europei cresce ma è minacciata dall’obesità che aumenta nella maggior parte dei Paesi e che potrebbe invertire questa tendenza. L’OMS avverte e lancia l’allarme.
In capo alla classifica, la Turchia che “vanta” un obeso su tre cittadini.
Gli uomini islandesi vivono 16 anni più (81,4 anni) dei loro colleghi del Kazakhstan (65,7). In Francia, la speranza di vita è, per le donne, di 86,3 anni mentre gli uomini si fermano 79,8 anni.
In Italia, l’aspettativa di vita è di anni 84,8 per le donne e 80,5 per gli uomini; gli anni di vita attesi in buona salute è di 72,8 anni.
 

 Si cominciano, però, ad avvertire, nella massima parte dei Paesi, arretramenti addebitabili a vari fattori tra i quali – importante – il sovrappeso con il suo codazzo di diabete, cancro o cardiopatie.
Nel 2016, l’obesità ed il sovrappeso raggiungevano, rispettivamente, 23,3% (+2,5 in 6 anni) e 58,7% (+2,8) della popolazione. L’incremento è maggiore, in particolare, in Turchia che registra il 32,1% di obesità che riguarda 4 donne su 10 (39,2%).
Altri paesi che si accodano sono Malta dove gli obesi sono il 29,8% della popolazione ed il Regno Unito con il 27,8%.
Per l’OMS, una persona è obesa quando il suo indice di massa corporea (IMC) supera 30kg/m², cioè, ad esempio, 87 kg per chi è alto un metro e 70.
Si riduce la mortalità addebitabile al cancro ma aumenta il numero dei casi di malattia cancerosa.
Cancro, diabete, patologie respiratorie e cardio-vascolari registrano una riduzione di casi pari al 9% tra il 2010 ed il 2015, nonostante l’aumento del numero dei casi di malattia. Segno che la terapia somministrata è efficace.
Nell’ Ue, i nuovi casi di cancro diagnosticati sono aumentati del 5% tra il 2010 ed il 2014.
IL TABACCO
Altri galeotti per la vita degli europei sono tabacco ed alcol. In Europa, infatti, il consumo di tabacco è “il più elevato nel mondo: 29% degli over 15 anni fumano, contro il 16,9% delle “Americhe”, 24,8% dell’ “Asia del Sud-Est”. Si registrano: Il 43,4% in Grecia, 39,5% in Russia, 28,1% in Francia. In Italia fuma il 22% della popolazione over 14 e oltre 7 su dieci consumano più di 10 sigarette al giorno. In totale, 11 milioni. Si registra, peraltro, una modesta riduzione.
L’ALCOL:
Pur registrando una riduzione modesta dopo il 2008, il consumo di 8,6 litri (media) per europeo per anno nel 2014, rispetto ai 6,4 litri per anno e per persona nel mondo, si conferma a rischio per la salute e la vita.
Nell’Ue, conduce la classifica la Lituania (15,2 litri/persona/anno), la repubblica Ceca (12,7 L/p/a) ed il Belgio (12,6 L/p); la Francia raggiunge il 10,2 L/p.
L’Italia si pone ai più bassi dei paesi Ocse: ogni persona in media ha consumato 6,1 litri di puro alcol nel 2010 (la media dei paesi più ricchi è di 9 litri) ma l’età di inizio dell’assunzione di alcolici si è abbassata notevolmente. In Italia la proporzione di quindicenni che hanno sperimentato l’alcol è aumentata dal 37% nel 2002 al 70% nel 2010. In altre parole, aumenta la percentuale di ragazzi tra i 18 e i 24 anni che si è fortemente ubriacato, ovvero ha vissuto quello che l’Oms definisce un episodio di “binge drinking”, almeno una volta nell’ultimo anno: tra i maschi, si è passati dal 21% del 2005 al 24% del 2010, e tra le femmine dal 7% al 9%. Per Binge drinking si intende l’assunzione di più bevande alcoliche in un intervallo di tempo più o meno breve. Secondo l’Osservatorio Nazionale Alcol dell’ISS, esso corrisponde all’assunzione in un’unica occasione di consumo in breve tempo di oltre 6 Unità Alcoliche (UA = 12 grammi di alcol puro) di una qualsiasi bevanda alcolica. In questa definizione non è importante il tipo di sostanza che viene ingerita né l’eventuale dipendenza alcolica: lo scopo principale di queste “abbuffate alcoliche” è l’ubriacatura immediata nonché la perdita di controllo.
All’età di 40 anni, la speranza di vita è ridotta di 6 mesi consumando da 100 a 200 g d’alcol per settimana, di 1-2 anni con 200 à 350 g, e di 4-5 anni superando i 350 g.
Secondo l’OMS molti Paesi adottano condotta lassista riguardo all’alcol mentre uno studio, che rientra nel progetto The Global Burden of Disease ed è stato pubblicato su The Lancet, fissa il livello non a rischio di alcol consumato: 100 g d’alcool puro per settimana: 10 bicchieri “standard” e cioè, 25 cl di birra o 10 cl de vino o 3 cl di supoeralcolici.
Questo plafond di “rischio di mortalità minimale” è stato calcolato sulla durata di vita di 600.000 bevitori, seguiti in 83 studi.
Ogni bicchiere, al di là dei 10 per settimana, accorcia la vita di un quarto d’ora.
“L’Italia – dice Giuseppe Grosso, medico esperto in nutrizione, coautore dello studio – rappresenta un unicum perché le nostre modalità di consumo differiscono molto dal resto dei Paesi e il rischio associato al consumo di alcol dipende anche dallo stile di vita in generale (fumo, sedentarietà, obesità, diabete). I risultati hanno portato i ricercatori a concludere che è necessario rivedere le politiche di consumo, per diminuire ovunque nella popolazione le quantità di alcol assunte, ma da un punto di vista di pratica clinica, a livello locale e soprattutto in Italia, l’assunzione di alcol (il bicchiere di vino a pasto) andrebbe comunque valutata in base allo stile di vita e alla contemporanea presenza di altri fattori di rischio.”

Obesi non si nasce. Ma di obesità si muore

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