Emiro Qatar si reca in Turchia da Erdogan, l’Iran approfitta della situazione per posizionarsi nel Golfo

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L’emiro del Qatar, lo sceicco Tamim bin Hamad al-Thani, sarà oggi ad Ankara per incontrare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Si tratta del suo primo viaggio all’estero dall’inizio della crisi tra Doha e altri Paesi arabi, preparato due giorni fa dal faccia a faccia tra lo stesso Erdogan e il ministro degli Esteri qatarino, l’emiro Mohammed bin Abdurrahman al-Thani. Sin dall’inizio della crisi, la Turchia si è schierata a sostegno del Qatar, con l’invio di aiuti e il rafforzamento del contingente militare nella sua base nel Paese del Golfo, cercando comunque di favorire una soluzione diplomatica.

La crisi era iniziata con la decisione di alcuni paesi arabi sunniti – Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti ed Egitto, seguiti poi dal Bahrein, paese a maggioranza sciita ma governata da sunniti – di isolare il Qatar, paese sunnita: il Qatar era stato accusato di sostenere il terrorismo e di avere sviluppato legami troppo stretti con l’Iran, paese a stragrande maggioranza sciita e nemico numero uno dei sauditi. Negli ultimi mesi sono stati fatti diversi tentativi per cercare di risolvere la crisi, da parte di Stati Uniti, Kuwait e Germania, senza esiti sperati. Il Qatar non ha mai accettato i 13 punti che i Paesi della controparte voglio imporre. Uno fra tutti chiudere Al Jazeera Arabic, accusata di affiancare la propaganda dei terroristi.

Approfondimenti, rapporti con l’Iran

I rapporti diplomatici tra Qatar e Iran si erano interrotti nel gennaio 2016, dopo che un gruppo di iraniani aveva attaccato l’ambasciata saudita a Teheran ed il consolato saudita a Mashhad. Il governo qatariota, che allora era uno stretto alleato degli altri paesi sunniti del Golfo, si era giustamente schierato al fianco dei sauditi contro l’Iran. Come detto, non è chiaro il motivo per cui il Qatar abbia deciso proprio ora di rimandare il suo ambasciatore a Teheran, la capitale iraniana: secondo alcuni, la decisione sarebbe la risposta a un incontro avvenuto  tra un membro della famiglia qatariota, Abdullah al Thani, e il re saudita Salman, nella villa destinata alle vacanze che re Salman ha fuori Tangeri, in Marocco. Il problema è che Abdullah al Thani vive a Londra e proviene da un ramo della famiglia reale qatariota che fu estromesso dal potere in un colpo di stato nel 1972. L’Arabia Saudita non ha dato spiegazioni sulle ragioni dell’incontro, ma i giornali sauditi hanno parlato parecchio della visita di Abdullah al Thani, presentandola come l’inizio di una potenziale sfida all’autorità dell’attuale emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al Thani.

Secondo il New York Times, nonostante pochi analisti pensino che Abdullah possa essere veramente una minaccia,  i qatarioti hanno interpretato la mossa saudita come una provocazione e come la prova che il blocco di paesi che li ha isolati vorrebbe un cambio nella leadership del Qatar. Non è la prima volta che gli scontri tra Qatar e gli altri paesi sunniti del Golfo avvengono per mezzo stampa: la stessa crisi era iniziata dopo che l’agenzia di news statale qatariota aveva attribuito all’emiro del Qatar una frase che aveva fatto infuriare sauditi ed emiratini: «Non c’è saggezza nel nutrire ostilità nei confronti dell’Iran»; secondo la stessa agenzia, al Thani aveva anche condannato l’inclusione dei libanesi di Hezbollah e dei palestinesi di Hamas nella lista delle organizzazioni terroristiche, definendo entrambi “gruppi di resistenza” e non “gruppi terroristici”. Il governo del Qatar aveva detto che l’agenzia di news era stata hackerata, tesi sostenuta anche da alcune informazioni raccolte dall’intelligence statunitense ed emerse già a luglio scorso, ma la crisi era ormai iniziata.

I contatti e la collaborazione tra i due governi non sono mai venuti meno. Il Qatar ha sempre rivendicato il suo diritto a mantenere relazioni cordiali con l’Iran e negli ultimi tre mesi gli iraniani hanno garantito ai qatarini rifornimenti di diverso tipo e hanno permesso ai loro aerei di sorvolare lo spazio aereo dell’Iran. L’intervento iraniano in soccorso del Qatar è stato molto importante per due ragioni: perché il Qatar confina solo con l’Arabia Saudita, e quindi la chiusura dei confini terrestri, unita al blocco delle rotte marittime e aeree, ha reso l’isolamento particolarmente problematico; e perché il Qatar è un paese che dipende fortemente dalle importazioni di molti beni diversi. Il rischio, hanno sottolineato alcuni analisti, è che questa rottura giovi in modo particolare all’Iran che così avrebbe una influenza rilevante in un’area a prevalenza  arabo sunnita.

 

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