Strasburgo, l’analisi dell’attacco terroristico

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L’attacco terroristico nella città francese di Strasburgo l’11 dicembre scorso evidenzia la debolezza e i i problemi di sicurezza dell’Europa di fronte alla probabile escalation di attacchi terroristici di matrice islamista. L’attacco è durato 10 minuti, dalle 19:50 alle 20:00 martedì sera. Vittime le persone a passeggio a Christkindelsmärik, un grande mercatino di Natale che si tiene ogni anno a Strasburgo. Il lupo solitario, identificato come Chérif Chekatt, un cittadino francese, avrebbe urlato durante la sparatoria  “Allahu Akbar”. Ha anche provato a pugnalare alcuni passanti usando un coltello. Alla fine, Chekatt ha ingaggiato una sparatoria con soldati e poliziotti francesi prima di sparire nel nulla a bordo di un taxi. Probabilmente ha avuto una serie di fiancheggiatori.

Tre persone sono state dichiarate morte sul posto, mentre altre 12 sono state trasportate urgentemente negli ospedali vicini. Sei di loro rimangono in condizioni critiche e Chekatt è ancora libero.

È importante sottolineare che la scelta di Strasburgo come luogo dell’attacco  terroristico non è stata casuale. Con 500.000 abitanti nel suo quartiere più grande, Strasburgo è una delle capitali dell’Unione europea più rappresentativa. 

Ospita diverse istituzioni europee, compreso il Parlamento europeo. La sua posizione geografica sul confine franco-tedesco rappresenta il crocevia delle tradizioni culturali franco-tedesche e  simboleggia la coesistenza delle due principali potenze dell’Europa.

La maggior parte dei residenti di Strasburgo è bilingue e comunica in Alsacien, una lingua mista tra francese e tedesco. La città è anche un esempio di convivenza tra diverse culture religiose, la  cattolica e protestante. Il Christkindelsmärik – il luogo che è stato attaccato martedì – è il più grande mercatino di Natale d’Europa e simboleggia proprio la convivenza di due popoli. 

Come ha osservato mercoledì scorso il commentatore del Washington Examiner, Tom Rogan, sembra che il perpetratore dell’attacco sia stato in grado di acquisire un’arma semiautomatica, oltre ad un numero imprecisato di  granate. A differenza degli Stati Uniti, l’accesso a questi tipi di armi nell’Europa occidentale è estremamente difficile, specialmente in Francia, vittima dei più cruenti attacchi dal novembre 2015. È ancora più preoccupante il fatto che Chekatt sia stato in grado di acquisire questo tipo di armi, visto  che il suo nome era negli elenchi di sorveglianza dei servizi di sicurezza e di intelligence francesi. Inoltre, afferma Rogan, uno dei marchi operativi dello Stato islamico è il rispetto della divisione tra le sue reti di approvvigionamento di armi e le persone che effettuano gli attacchi terroristici. Questo vuol dire che una rete islamista più ampia in Francia, Svizzera o Germania, è stata in grado di armare e probabimente addestrare Chekatt in Europa. Ciò, poichè non si ritiene che l’aggressore abbia mai visitato il Medio Oriente o il Nord Africa.

Rogan sottolinea anche che Chekatt, un piccolo criminale di 29 anni nato in Francia, è stato radicalizzato mentre prestava servizio in carcere. Ciò solleva questioni importanti sulle reti di radicalizzazione salafita-jihadiste all’interno dei sistemi carcerari dell’Europa occidentale. Un’aspetto sottovalutato, fino ad oggi, poichè la maggior parte delle indagini si concentrano  principalmente sul pericolo rappresentato dal ritorno dei volontari dello Stato Islamico Europeo dal Medio Oriente. Solo in Italia è molto attiva una cellula operativa delle forze dell’ordine che indaga all’interno delle carceri. 

In definitiva, l’attacco di Strasburgo dimostra che, nonostante gli sforzi di questi anni da parte delle agenzie di sicurezza e di intelligence europee è davvero difficile prevenire attacchi nei centri urbani ad alta densità. Nel frattempo le strade europee,  durante il periodo natalizio, oraganizzano mercati all’aperto, festival e  concerti, così come una serie di riti religiosi. La strage di Strasburgo potrebbe costituire l’inizio di una nuova stagione di terrore nel mondo occidentale.

Strasburgo, l’analisi dell’attacco terroristico