Iran, Ahmadinejad, giallo sull’arresto

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Lo riporta il quotidiano panarabo Al Quds al Arabi: l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad è stato arrestato a Shiraz, con l’accusa di aver istigato le proteste contro il regime. L’arresto avrebbe ricevuto l’imprimatur della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei. Secondo le fonti del quotidiano di proprietà qatariota, Ahmadinejad sarebbe agli arresti domiciliari. Parlando a Bushehr la sera di giovedì, l’ultraconservatore Ahmadinejad aveva criticato apertamente il governo di Teheran: “Ciò di cui oggi soffre l’Iran è causato dalla cattiva gestione del governo e non dalla carenza di risorse economiche. La gente è arrabbiata con il governo perché questo monopolizza le risorse pubbliche del paese”, aveva detto l’ex presidente. Oggi il Parlamento iraniano si è riunito a porte chiuse per una seduta straordinaria dedicata alle recenti proteste che hanno scosso il Paese. Durante le manifestazioni e la successiva repressione sono morte 21 persone. La riunione di oggi del Parlamento si concentrerà sulle cause della contestazione e la risposta delle autorità nel momento in cui il Parlamento si appresta a dibattere il progetto di legge finanziaria. Sarà affrontata anche la questione delle restrizioni imposte su Telegram. Le autorità iraniane hanno chiesto a Telegram di bloccare alcuni canali creati dagli oppositori per istigare la popolazione.

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Sul fatto che ci fosse proprio lui dietro alle prime manifestazioni di piazza scoppiate lo scorso 28 dicembre nella seconda citta’ dell’Iran, Mashhad, erano circolate voci fin dall’inizio. Ma non avevano trovato nessuna conferma e di Ahmadinejad si sapeva ufficialmente solo che aveva intenzione di ricandidarsi alla presidenza della Repubblica islamica nel 2020. Si diceva con una certa ufficialità anche che l’ex presidente contava sull’appoggio della Guida suprema, ayatollah Ali’ Khamenei, che si era schierato al suo fianco già nel 2009, quando la sua rielezione aveva portato a contestazioni di massa dei riformisti e a una durissima e sanguinosa repressione. A quanto pare invece, Khamenei oggi l’avrebbe decisamente scaricato. A determinare questo deciso cambio di rotta della Guida suprema, secondo il giornale, sarebbero state le dichiarazioni fatte durante una visita a Bushehr, citta’ situata nell’Iran occidentale. “Alcuni tra gli attuali leader – aveva detto Ahmadinejad – vivono separati dai problemi e dalle preoccupazioni della gente e non sanno nulla della realta’ sociale” dell’Iran. Fomentatori di disordini interni quindi ma – stando all’odierna riunione straordinaria del Parlamento iraniano – anche ingerenze straniere. La sessione del Majles (altrimenti detta Assemblea consultiva islamica o Parlamento, organo legislativo con 290 seggi) si e’ svolta a porte chiuse ma qualcosa e’ comunque trapelato. Responsabili della sicurezza hanno aggiornato i parlamentari sulle proteste (confermati 23 morti) e sulle condizioni di detenzione delle centinaia di persone arrestate nei giorni scorsi. Secondo l’agenzia Irna, molte dovrebbero essere rilasciate ma contro i facinorosi sarà usato il pugno duro. L’Irna ha anche riferito che durante la seduta straordinaria “è stato messo in risalto che elementi stranieri, e in particolare gli Stati Uniti, hanno avuto un ruolo fondamentale nell’organizzare, fomentare e manipolare la recente sollevazione”, ha detto Jalal Mirzarei, uno dei parlamentari. Nei giorni scorsi gli Usa e Israele, ma anche l’Arabia Saudita e leader dell’Isis, avevano dichiarato apertamente il loro appoggio alle proteste che dalle rivendicazioni economiche avevano assunto in 5 giorni un carattere sempre più politico e destabilizzante. L’intesa sul nucleare, raggiunta durante la presidenza americana di Barack Obama, prevedeva infatti un alleggerimento delle sanzioni in atto contro l’Iran e aveva creato grandi aspettative di sviluppo economico tra la gente, soprattutto tra i giovani, che sono la maggioranza della popolazione. La retromarcia dell’attuale presidente Usa, Donald Trump, ha però smorzato gli entusiasmi e, in ultima analisi, è l’origine ‘esterna’ piu’ evidente delle recenti manifestazioni di piazza contro il carovita e la corruzione. Il sito dei Pasdaran mette sotto accusa anche monarchici nostalgici dello Scià, rovesciato con la rivoluzione khomeinista del 1979, ma questa ipotesi raccoglie ben poco credito tra gli esperti.

Direttore Cia nega coinvolgimento in proteste contro governo

Il direttore della Cia, Mike Pompeo, smentisce ogni coinvolgimento dell’agenzia di intelligence Usa nel movimento di contestazione che ha scosso l’Iran la settimana scorsa, rispondendo così alle accuse della leadership iraniana. “È falso. È il popolo iraniano”, ha dichiarato a Fox News, aggiungendo che i manifestanti chiedevano “migliori condizioni di vita” e di “rompere con il regime teocratico sotto il quale vivono dal 1979″. Il procuratore generale iraniano, Mohammad Jafar Montazeri, ha accusato gli Usa, Israele e l’Arabia Saudita di essere dietro alle proteste e agli scontri in cui dal 28 dicembre sono morte 21 persone, soprattutto dimostranti. Il progetto per creare incertezza e problemi in Iran è cominciato quattro anni fa” e il suo principale architetto è “il responsabile della Cia” per l’Iran Michael D’Andrea, aveva affermato M. Montazeri, citato dall’agenzia di stampa Isna. “Penso che continueremo a vedere il popolo iraniano rivoltarsi”, ha affermato Pompeo domenica, aggiungendo che le manifestazioni “non sono finite”, nonostante da martedì in Iran sia tornata la calma.

 

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