Psoriasi, tanti i malati discriminati sul lavoro

   

Non e’ una malattia contagiosa eppure ancora lascia il segno nell’immaginario delle persone anche sul posto di lavoro: ben il 65% di coloro che fanno i conti con la psoriasi segnala discriminazioni sul posto di lavoro o a scuola mentre uno su quattro crede che sia piu’ difficile trovare una occupazione cosi’ come intraprendere la carriera desiderata. E lo sottolinea la stessa Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) in una recente indagine globale: per il 68% dei pazienti la psoriasi interferisce nella carriera professionale. Inoltre il 98% riferisce che la malattia influenza la vita emotiva, il 94% la loro vita sociale, il 70% quella familiare. Anche lo stigma continua a esser presente: il 77% afferma di subirne ancora gli effetti, cosi da influenzare fortemente la vita quotidiana. Per questo in occasione della Giornata Mondiale 2017, che si celebra domenica 29, l’azienda farmaceutica Almirall, leader nel settore della pelle, e’ accanto ai pazienti e ai loro familiari, per informare correttamente la popolazione su una malattia che si puo’ affrontare anche grazie ai nuovi trattamenti a disposizione. Anche perche’ la psoriasi colpisce circa 125 milioni di persone nel mondo e la maggior parte soffre di bassa autostima e depressione, inoltre puo’ aumentare il rischio di sviluppare la depressione e altre condizioni, come malattie cardiache o il diabete. “E’ importante dare una visione chiara della quotidianita’ di chi soffre di psoriasi in tutto il mondo – afferma Sophie Andersson, direttore esecutivo della Federazione Internazionale delle Associazioni Psoriasiche (IFPA) – per dimostrare che la malattia ha tantissimi aspetti e per evidenziare che si tratta di una malattia cronica e di lunga durata. La psoriasi non ha ancora una cura, non e’ contagiosa ed e’ molto piu’ di una condizione cutanea. L’infiammazione cutanea e’ solo la punta dell’iceberg, in quanto vi sono evidenze sempre piu’ chiare che suggeriscono collegamenti con gravi problemi di salute come malattie cardiovascolari, del fegato, diabete, depressione e obesita’. Inoltre, a parte il suo peso fisico, c’e’ un forte impatto psicologico ed emotivo da tenere in considerazione.